Il Fronte principale dell’Educandato Statale “Maria Adelaide” prospiciente il Corso Calatafimi a Palermo.

EDUCANDATO STATALE

“MARIA ADELAIDE”

ISTITUTO SUPERIORE cOMPRENSIVO

 

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

SCUOLA PRIMARIA

Il giardino delle Rose

Il giardino delle rose

SEDE DI CORSI EUROPEI FINANZIATI DAL FONDO SOCIALE EUROPEO

CORSO CALATAFIMI,86

90129 PALERMO

TEL.091/6650111

Fax 091/422004

E mail adelaide@gestel.st

I locali di rappresentanza, antistanti la presidenza

La biblioteca storica

Maria Adelaide di Savoia

Vista frontale  e, sotto, dal palco, del teatro  “Ermidia Bordiga”

Il giardino delle palme

I locali di rappresentanza, antistanti la presidenza

Il Giardino delle palme

La Regina “Maria Adelaide” ritratta nel soffitto dell’aula Erminia Bordiga

Decorazioni di maioliche antiche nel refettorio liberty del “Maria Adelaide”

LA SCUOLA E L’EDUCANDATO

Oltre che della realtà semiconvittuale e convittuale, una dimensione caratterizzante che rende l'Educandato un luogo unico, in tutta la Regione Sicilia, in cui le studentesse possono risiedere permanentemente. L'offerta formativa dell'istituzione realizza quell'ideale educativo secondo il quale la scuola deve configurarsi quale centro formativo capace di accogliere e guidare l'alunno e l'alunna, dall'infanzia all'adolescenza, verso la piena realizzazione della propria personalità.
Una comunità educativa strutturata in prospettiva verticale e, nel contempo, commisurata alle esigenze della persona e agli obblighi attinenti alla sua formazione integrale.
Gli alunni e le alunne di tutti gli
ordini di scuola hanno facoltà di scegliere la formula del semiconvitto (permanendo a scuola dalle otto del mattino alle 17,30/18,00), ovvero, solo le ragazze, quella del convitto, divenendo, perciò, ospiti a tempo pieno dell'Educandato,che è perfettamente attrezzato sia per l'una che per l'altra eventualità.

LA STORIA DELLA NOSTRA SCUOLA

La congregazione di S. Francesco di Sales, era presente a Palermo già sin dal 1697, con un conservatorio che nel corso di pochi anni aveva cambiato diverse sedi,fin quando le suore guidate dalla nuova superiora francese; presero a censo un terreno di proprietà dei Padri Minimi sullo stradone di Monreale e con solenne cerimonia il 25 Agosto del 1735 posero la prima pietra del complesso conventuale;la progettazione e costruzione dell’edificio, venne affidata al Sac.Don Casimiro Agnetta.  Nel secolo XVIII la città si allarga fuori le mura, con la creazione di ville suburbane e tre sono le direttrici principali di tale espansione: la prima verso Bagheria, la seconda verso Monreale e la terza verso la piana dei Colli.  L’espansione verso lo stradone di Monreale è più scarsa,tuttavia nei primi decenni del secolo, si edificarono ai lati del lungo stradone; due edifici:uno il Convento di S. Francesco di Sales e l’altro il Real Albergo dei Poveri la cui costruzione ebbe inizio nel 1746.  Il convento di S. Francesco di Sales è rappresentato come un edificio a pianta quadra che si avviluppa attorno ad un cortile centrale; si sa che la fabbrica fu ultimata dopo tre anni di lavoro e proprio il 25 Agosto 1738, il convento poté essere abitato dalle suore. Il prospetto era oltremodo sobrio e severo, a tre ordini di finestre,interrotto da un portale con colonne e timpano spezzato che conferisce dignità all’insieme.  Ulteriore elemento apprezzabile architettonicamente era il cortile interno, delimitato da un porticato ad archi a tutto sesto. Nel 1738 all’inaugurazione del convento, le funzioni religiose si svolgevano in una cappella ma ben presto le monache ovviarono a questo inconveniente, dotando il convento di una chiesa più consona alla dignità dell’edificio ed alla comunità.  I lavori vennero affidati a G. V. Marvuglia, uno dei più illustri architetti palermitani del tempo; nel 1779 Ferdinando III di Borbone decretò che il monastero ospitasse venti nobili povere fanciulle, affinché venisse loro impartita una educazione morale e manuale atta a farne delle donne di buon senso e virtuose.  Nel 1880 su richiesta delle deputazioni, il sovrano stanziò delle somme per ampliare l’edificio e renderlo adatto ad ospitare le nobili zitelle.  Anche questa volta i lavori vennero affidati al Marvuglia, il quale progettò un nuovo edificio a monte della chiesa; il prospetto riprendeva fedelmente quello dell’edificio progettato precedentemente dall’ Agnetta, al centro della nuova ala, spicca un nuovo portale con sovrastante balcone.  Quando nel 1782 i lavori furono ultimati, il grande complesso architettonico era costituito da due ali simmetriche poste uno a valle ed uno a monte della chiesa, sempre nel 1782 Ferdinando III aveva disposto che l’educatorio venisse intitolato alla Regina Maria Carolina, mentre nel 1783 aveva avuto inizio l’attività educativa.  La gestione delle monache fu però costantemente in conflitto con le deputazioni che avrebbero preferito una educazione laica, e reiterate furono le proteste e le polemiche; finché nel 1840 il governo borbonico decise la separazione del monastero che rimase allocato nella parte più antica dell’edificio, mentre l’educandato trovò sede nella parte nuova della fabbrica e venne affidato alle cure di una direttrice laica.  Dopo l’unità d’Italia nel 1863, l’educandato ad opera del Ministro della P. I. Michele Amari ebbe un nuovo regolamento e fu amministrato da un consiglio di vigilanza; costituito dal Rettore dell’Università e da due consiglieri, uno comunale ed uno provinciale, infine esso venne intitolato a Maria Adelaide di Savoia; consorte di Vittorio Emanuele II.  Successivamente furono ristrutturate anche alcune parti dell’edificio: nel 1882 fu costruito lo scalone in marmo, in corrispondenza all’ingresso principale ad opera dell’Ing. Ignazio Greco, furono approntati nuovi servizi igienici e nuovi dormitori; nel 1888, dopo che le ultime quattro monache furono trasferite altrove, l’intero immobile passò di proprietà dello stato dando il via ai lavori di ristrutturazione del vecchio monastero. I lavori di ristrutturazione della vecchia sede monacale, vennero affidati all’Ing. Decio Bocci, il quale ricavò a piano terra un grande refettorio, decorato con piastrelle di maiolica alle pareti e da pitture floreali sul soffitto.  In seguito negli anni che vanno dal 1890 al 1897 nell’ala più moderna dell’edificio ad opera dell’Ing. Greco, furono ricavate sale di rappresentanza ed una sala teatro che venne decorata dal pittore Rocco Lentini.